Come orientarsi tra le tecniche di bonifica
Le tecniche in situ agiscono direttamente nel suolo o nella falda. Le tecniche ex situ trattano il terreno scavato o l'acqua estratta. Un trattamento ex situ può essere on-site (all'interno del sito) oppure off-site (all'esterno).
Conta poi il principio usato (biologico, chimico, fisico, termico, di contenimento) e la matrice: zona insatura del terreno oppure falda.
Tecniche biologiche in situ per il suolo
Bioremediation (biorisanamento)
Il biorisanamento sfrutta la naturale capacità di microrganismi, già presenti nel suolo o appositamente introdotti, di degradare molti contaminanti organici. I microrganismi coinvolti sono principalmente batteri e lieviti.
Si modificano le condizioni ambientali (fisiche, chimiche e biochimiche) per renderle ottimali: pH, temperatura, potenziale redox, ossigeno, nutrienti inorganici. I microrganismi "consumano" gli inquinanti nella respirazione, ne ricavano energia e li trasformano in prodotti innocui.
Il biorisanamento è applicabile sia al terreno insaturo sia alla falda. Sul suolo è adatto a concentrazioni medio-basse di composti organici, in terreni omogenei con conducibilità idraulica medio-alta e umidità superiore al 10%.
Attenzione: con elevate concentrazioni di metalli pesanti il biorisanamento è inefficace e sconsigliato, perché i metalli sono tossici per i microrganismi che degradano la sostanza organica.
Bioventing (bioventilazione)
Il bioventing è una tecnica in situ per il suolo insaturo. Tramite pozzi collegati a una soffiante si insuffla aria, che stimola i microrganismi autoctoni a degradare aerobicamente i contaminanti organici biodegradabili.